Meno male che qualcuno diceva che a Napoli non c'erano più rifiuti...
poesia come sogno fatto all’ombra della ragione
giovedì 17 giugno 2010
Dimenticavo il link a Repubblica
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/17/news/zaia_metro-4910395/?ref=HREC2-7
e un'immagine della terribile nuvola di pioggia di Gardaland!
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/17/news/zaia_metro-4910395/?ref=HREC2-7
e un'immagine della terribile nuvola di pioggia di Gardaland!
Piove, governo ladro!
Leggete un po' l'assurda richiesta della Lega Nord a proposito del meteo!
La Lega vuole il meteo federalista.
È tempo di "federalismo meteorologico", contro le previsioni sbagliate di Roma. Non si tratta di una battuta. Ma di una richiesta molto seria.
Una richiesta ribadita ieri dal presidente del Veneto, Luca Zaia, in visita a Gardaland, nel Veronese, sotto un pioggia particolarmente fastidiosa, almeno per un parco divertimenti. "Chi fa le previsioni del tempo in televisione e mette il dito sul Veneto, pensi dieci volte prima di dire che piove - ha tuonato Zaia - I meteorologi che pensano non ci sia differenza tra Trieste, Chioggia, Verona e Trento, fanno dei danni incalcolabili al turismo. Milioni di visitatori possono essere scoraggiati da una indicazione meteo errata".
Marco Monai, responsabile meteo dell'Arpa veneta (che ha varato due nuovi servizi, Meteospiagge e Garda Meteo), avverte che fare le previsioni, in tutto il Nord Italia, è cosa tra le più difficili al mondo.
"Ci sono aree d'Europa - spiega - in cui è particolarmente facile fare previsioni. Per esempio la costa occidentale della Francia. Dove basta misurare dal satellite l'entità di una perturbazione in arrivo dall'Oceano, e calcolare a che velocità viaggia, per prevedere con certezza a che ora pioverà. Ma la stessa cosa non si può assolutamente fare in Italia".
Luca Mercalli, climatologo, presidente della Società meteorologica italiana, avverte che quando si parla di previsioni si opera un calcolo di probabilità. Nessuno può affermare con certezza assoluta come sarà il tempo di domani: "Fino a tre giorni è possibile fare previsioni molto buone, con una affidabilità superiore all'85%. A sei giorni scendiamo a un'affidabilità del 60%. Oltre i sette giorni è come tirare una monetina".
"Non è possibile raccontare in 40 secondi come sarà il tempo in Italia - si difende Mario Giuliacci, di Epson Meteo, volto noto delle reti Mediaset -. Ma è sufficiente collegarsi con i siti più seri, come quelli delle Arpa o al nostro per accedere gratuitamente a previsioni precise, ottenute non solo con modelli matematici, ma con la supervisione di meteorologi laureati in Fisica".
"Chi pretende che le previsioni del tempo non dicano quando ci sarà brutto tempo può essere animato da comprensibili preoccupazioni turistiche - commenta Mercalli - Le previsioni, però, non si fanno solo per il barbecue della domenica. Ma per salvare vite umane in caso di maltempo. Ieri nel Sud Est della Francia ci sono state 19 vittime per un'alluvione. Se non sono state di più è stato grazie anche all'allarme meteo lanciato un giorno prima".
La Lega vuole il meteo federalista.
È tempo di "federalismo meteorologico", contro le previsioni sbagliate di Roma. Non si tratta di una battuta. Ma di una richiesta molto seria.
Una richiesta ribadita ieri dal presidente del Veneto, Luca Zaia, in visita a Gardaland, nel Veronese, sotto un pioggia particolarmente fastidiosa, almeno per un parco divertimenti. "Chi fa le previsioni del tempo in televisione e mette il dito sul Veneto, pensi dieci volte prima di dire che piove - ha tuonato Zaia - I meteorologi che pensano non ci sia differenza tra Trieste, Chioggia, Verona e Trento, fanno dei danni incalcolabili al turismo. Milioni di visitatori possono essere scoraggiati da una indicazione meteo errata".
Marco Monai, responsabile meteo dell'Arpa veneta (che ha varato due nuovi servizi, Meteospiagge e Garda Meteo), avverte che fare le previsioni, in tutto il Nord Italia, è cosa tra le più difficili al mondo.
"Ci sono aree d'Europa - spiega - in cui è particolarmente facile fare previsioni. Per esempio la costa occidentale della Francia. Dove basta misurare dal satellite l'entità di una perturbazione in arrivo dall'Oceano, e calcolare a che velocità viaggia, per prevedere con certezza a che ora pioverà. Ma la stessa cosa non si può assolutamente fare in Italia".
Luca Mercalli, climatologo, presidente della Società meteorologica italiana, avverte che quando si parla di previsioni si opera un calcolo di probabilità. Nessuno può affermare con certezza assoluta come sarà il tempo di domani: "Fino a tre giorni è possibile fare previsioni molto buone, con una affidabilità superiore all'85%. A sei giorni scendiamo a un'affidabilità del 60%. Oltre i sette giorni è come tirare una monetina".
"Non è possibile raccontare in 40 secondi come sarà il tempo in Italia - si difende Mario Giuliacci, di Epson Meteo, volto noto delle reti Mediaset -. Ma è sufficiente collegarsi con i siti più seri, come quelli delle Arpa o al nostro per accedere gratuitamente a previsioni precise, ottenute non solo con modelli matematici, ma con la supervisione di meteorologi laureati in Fisica".
"Chi pretende che le previsioni del tempo non dicano quando ci sarà brutto tempo può essere animato da comprensibili preoccupazioni turistiche - commenta Mercalli - Le previsioni, però, non si fanno solo per il barbecue della domenica. Ma per salvare vite umane in caso di maltempo. Ieri nel Sud Est della Francia ci sono state 19 vittime per un'alluvione. Se non sono state di più è stato grazie anche all'allarme meteo lanciato un giorno prima".
Il pleuvait fort sur la grand-route
Ell' cheminait sans parapluie
J'en avais un, volé, sans doute
Le matin même à un ami
Courant alors à sa rescousse
Je lui propose un peu d'abri
En séchant l'eau de sa frimousse
D'un air très doux, ell' m'a dit " oui "
Ell' cheminait sans parapluie
J'en avais un, volé, sans doute
Le matin même à un ami
Courant alors à sa rescousse
Je lui propose un peu d'abri
En séchant l'eau de sa frimousse
D'un air très doux, ell' m'a dit " oui "
Un p'tit coin d'parapluie
Contre un coin d'paradis
Elle avait quelque chos' d'un ange
Un p'tit coin d'paradis
Contre un coin d'parapluie
Je n'perdais pas au chang', pardi
Chemin faisant, que ce fut tendre
D'ouïr à deux le chant joli
Que l'eau du ciel faisait entendre
Sur le toit de mon parapluie
J'aurais voulu, comme au déluge
Voir sans arrêt tomber la pluie
Pour la garder, sous mon refuge
Quarante jours, quarante nuits
Un p'tit coin d'parapluie
Contre un coin d'paradis
Elle avait quelque chos' d'un ange
Un p'tit coin d'paradis
Contre un coin d'parapluie
Je n'perdais pas au chang', pardi
Mais bêtement, même en orage
Les routes vont vers des pays
Bientôt le sien fit un barrage
A l'horizon de ma folie
Il a fallu qu'elle me quitte
Après m'avoir dit grand merci
Et je l'ai vue toute petite
Partir gaiement vers mon oubli
Un p'tit coin d'parapluie
Contre un coin d'paradis
Elle avait quelque chos' d'un ange
Un p'tit coin d'paradis
Contre un coin d'parapluie
Je n'perdais pas au chang', pardi
mercoledì 16 giugno 2010
La crisi editoriale e le sfide del web
Vi riporto qui degli estratti da un articolo di Martina Cecco pubblicato su Agoravox a proposito della crisi del giornalismo cartaceo e delle possibili soluzioni. http://www.agoravox.it/La-crisi-dell-editoria-e-le-sfide.html
"Con una battuta anche non troppo falsante si apre l’intervento su "Il futuro dei media e la libertà di stampa" coordinato da Enrico Franceschini, giornalista di Repubblica, inserito nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento, tenutosi dal 3 al 6 giugno.
Quale è la battuta? "La libertà di stampa la possiede chi ha la stampa".
Alcuni dati che possono essere utili per cercare di interpretare il fenomeno attuale li declina Alexander Stille: il 30/35% del reddito in meno per chi lavora nel settore editoriale tradizionale, alcuni media storici che sono già entrati in crisi negli USA, parallelamente alla crisi economica, con un miliardo e mezzo di dollari investiti in meno in pubblicità .
Quello che accade negli USA, il paese che per primo ha sperimentato le nuove tecnologie applicate al mondo della informazione, non deve far pensare che sarà ripetuto tale e quale in Europa, perché aver vissuto per primi la rivoluzione dei mass media in America, dove internet è più diffuso, dove la fruizione del web è altissima, ha insegnato, se non come fare, come non fare per evitare la crisi.
Uno dei problemi che però sono evidenti nell’ambito del mondo dell’informazione, anche in Italia, è quello della carenza nelle redazioni di persone che si dedichino al settore del giornalismo investigativo, non solo per un problema finanziario, ma anche per un problema di tempistica: si realizzano certo servizi investigativi, ma serve più tempo, chi li fa impiega dei mesi per poi arrivare a un prodotto singolo, non molto di più, anche nell’arco di molti mesi.
Come fare allora per mantenere vivi il mondo editoriale e quello on line?
Il rapporto tra stampa e blog è quasi simbiontico, la domanda e la offerta di informazione/i è grandissima, ma spesso il blog è un modo per rendere gratuito il sistema e per mantenere una situazione di stallo sempre aperta con la stampa tradizionale.
Il blog non sempre è di contenuto, spesso è di commento.
Su questi concetti espressi da Stille, docente di giornalismo internazionale alla Columbia University, si apre una voragine, per noi italiani, in cui difficilmente si trovano delle contraddizioni: è pur vero che la attuale situazione porta nella direzione di dover pensare se quanto emerge dalla stampa è sempre il tutto, tutto quello che si deve sapere, tutto quello che serve; si parla spesso di censura e i fatti attuali comprovano e continuano a confermare che in qualche modo questo problema è forte, si percepisce, è un limite indiscutibile.
Tuttavia un grave inconveniente che ha colpito il mondo della stampa tradizionale è che essa ha perso credibilità: molti lettori sono spesso convinti che il mezzo non dica tutto quanto c’è da dire, per questo perdono fiducia, per questo scelgono di approfondire e di trovare certezze altrove, ecco come mai cercano di trovare in internet la risposta ideale, ma spesso altro non è che materiale di agenzie, le stesse della stampa tradizionale.
Il giornalismo è cambiato, non solo stampa, non solo professione, ma anche blog di commento, citizen journalism, che hanno l’obiettivo di mettere allo scoperto le realtà che chi detiene il potere vorrebbe nascondere."
Quale è la battuta? "La libertà di stampa la possiede chi ha la stampa".
Alcuni dati che possono essere utili per cercare di interpretare il fenomeno attuale li declina Alexander Stille: il 30/35% del reddito in meno per chi lavora nel settore editoriale tradizionale, alcuni media storici che sono già entrati in crisi negli USA, parallelamente alla crisi economica, con un miliardo e mezzo di dollari investiti in meno in pubblicità .
Quello che accade negli USA, il paese che per primo ha sperimentato le nuove tecnologie applicate al mondo della informazione, non deve far pensare che sarà ripetuto tale e quale in Europa, perché aver vissuto per primi la rivoluzione dei mass media in America, dove internet è più diffuso, dove la fruizione del web è altissima, ha insegnato, se non come fare, come non fare per evitare la crisi.
Uno dei problemi che però sono evidenti nell’ambito del mondo dell’informazione, anche in Italia, è quello della carenza nelle redazioni di persone che si dedichino al settore del giornalismo investigativo, non solo per un problema finanziario, ma anche per un problema di tempistica: si realizzano certo servizi investigativi, ma serve più tempo, chi li fa impiega dei mesi per poi arrivare a un prodotto singolo, non molto di più, anche nell’arco di molti mesi.
Come fare allora per mantenere vivi il mondo editoriale e quello on line?
Il rapporto tra stampa e blog è quasi simbiontico, la domanda e la offerta di informazione/i è grandissima, ma spesso il blog è un modo per rendere gratuito il sistema e per mantenere una situazione di stallo sempre aperta con la stampa tradizionale.
Il blog non sempre è di contenuto, spesso è di commento.
Su questi concetti espressi da Stille, docente di giornalismo internazionale alla Columbia University, si apre una voragine, per noi italiani, in cui difficilmente si trovano delle contraddizioni: è pur vero che la attuale situazione porta nella direzione di dover pensare se quanto emerge dalla stampa è sempre il tutto, tutto quello che si deve sapere, tutto quello che serve; si parla spesso di censura e i fatti attuali comprovano e continuano a confermare che in qualche modo questo problema è forte, si percepisce, è un limite indiscutibile.
Tuttavia un grave inconveniente che ha colpito il mondo della stampa tradizionale è che essa ha perso credibilità: molti lettori sono spesso convinti che il mezzo non dica tutto quanto c’è da dire, per questo perdono fiducia, per questo scelgono di approfondire e di trovare certezze altrove, ecco come mai cercano di trovare in internet la risposta ideale, ma spesso altro non è che materiale di agenzie, le stesse della stampa tradizionale.
Il giornalismo è cambiato, non solo stampa, non solo professione, ma anche blog di commento, citizen journalism, che hanno l’obiettivo di mettere allo scoperto le realtà che chi detiene il potere vorrebbe nascondere."
Martina Cecco
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